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La memoria nel corso dei secoli - Versione stampabile

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La memoria nel corso dei secoli - Mariano - 22-06-2014

La memoria può essere considerata il mezzo più straordinario posseduto dagli esseri viventi. Consente di sopravvivere, prevedere, superare eventi futuri e adattarsi alle inevitabili, cicliche, trasformazioni dell’esistenza. Il comportamento viene modellato, adeguato, grazie a questa sorprendente peculiarità senza la quale la vita stessa perderebbe senso, non esisterebbero futuro ed evoluzione poiché mancherebbe la traccia del passato.

Brevi rimandi storici
Nel 500 a.C. il poeta greco Simonide da Ceo fu protagonista, partecipando ad un banchetto nella casa del nobile Scopas, di un episodio tragico: reclamato fuori da alcune persone per un breve colloquio, scampò al crollo della volta che seppellì i presenti rendendone irriconoscibili i corpi. Il poeta fu in grado di rammentare la posizione dei commensali consentendone in tal modo l’identificazione. Da questa sciagura egli trasse la conclusione che se ciò era fattibile con luoghi e persone, anche nomi, idee ed oggetti potevano essere archiviati assegnando ad essi collocazione stabile nello spazio. Nacque così il sistema topologico (topos: luogo) che è alla base della mnemotecnica: venne impiegato da oratori, implementato alla retorica ed è tutt’oggi utilizzato per l’estrema correttezza e semplicità del richiamo.

E’ stato accuratamente osservato da Simonide o scoperto da qualcun altro che le figure più complete si formano nella nostra mente dalle cose che sono avviate ad essa ed impresse in essa dai sensi e che il più acuto di tutti è il senso della vista; e che di conseguenza percezioni ricevute attraverso gli orecchi, o formate attraverso la riflessione, possono essere ritenute più agevolmente se vengono avviate alla nostra mente attraverso gli occhi”. Così recita Cicerone nel “De oratore”, le sue affermazioni corrispondono al vero e sono di un’attualità sconcertante: l’80% di quanto ricordiamo è dovuto al fatto che ci perviene attraverso gli occhi, il restante giunge per mezzo di altri organi sensoriali. Lo stesso Platone, nel famoso passo del “Teeteto” descrive un blocco di cera che dimora nella nostra anima e rappresenta il “dono della memoria madre delle muse”. E’ straordinario che il passo in oggetto risalga a ben quattro secoli prima di Cristo!

[Immagine: Memo4.jpg]

Platone era persuaso che ogni volta udiamo, vediamo o pensiamo qualcosa, trasferiamo al blocco di cera delle percezioni che verranno impresse su di esso. Il filosofo era convinto che esistesse una conoscenza non derivata da sensazioni esteriori, ma che internamente alla nostra mente stagnassero le forme delle idee, quindi della realtà che l’anima conobbe antecedentemente alla discesa sulla terra. Nel “Fedone” egli propone il concetto dove tutti gli oggetti sensibili sono referenziati a determinati tipi dei quali sono essi stessi veri e propri simulacri. La reale conoscenza consiste nel far combaciare quanto deriva dalle nostre impressioni sensorie all’impronta da noi già posseduta. Nel “Fedro” Platone sviluppa un altro tema estremamente affascinante: la conoscenza legata alla verità ed all’anima è imperniata sul ricordo, quindi nelle reminiscenze delle idee una volta osservate da tutte le anime di cui ogni cosa terrena altro non è che la sua copia confusa. Asseriva che la memoria è l’attività fondamentale del tutto!

Aristotele, diversamente da Platone, concepiva corpo, percezione e psiche come una singola unità, esponendo tale teoria con accenti ben delineati nel “De anima”. Le percezioni sono inizialmente acquisite dai cinque sensi e successivamente elaborate dalla capacità immaginativa e le figure formate all’interno di questo processo divengono la materia della facoltà intellettiva, pertanto l’immaginazione è l’anello di congiunzione tra percezione e pensiero. In virtù di ciò è plausibile che “l’anima non pensa mai senza il conforto di un’immagine mentale, la facoltà pensante pensa le sue forme in immagini mentali, nessuno potrebbe mai imparare a capire qualcosa se non avesse la facoltà di percepire, anche quando pensa specularmente deve avere alcune immagini mentali con le quali pensare”.

I passi che comunque influenzeranno Cicerone e la tradizione scolastica del Medio Evo sono estrapolati dal “De memoria e reminiscenza” dove Aristotele afferma: “Come è già stato detto nel mio trattato sull’anima riguardo all’immaginazione, è impossibile persino pensare senza un’immagine mentale. La memoria, infatti, appartiene alla stessa parte dell’anima cui appartiene l’immaginazione: è una collezione di immagini mentali derivate da impressioni sensoriali, ma con in più un elemento temporale, poiché le immagini della memoria derivano dalla percezione non di cose presenti, ma passate”. Aristotele distingue dunque fra memoria e rievocazione o se si preferisce il ricordo.

[Immagine: Memo5.jpg]

Rievocare è il recupero di una conoscenza oppure di una precisa sensazione avuta precedentemente e rappresenta lo sforzo col quale si cerca di trovare un percorso corretto tra i contenuti della memoria. Aristotele descrive i due principi che regolano questo meccanismo:
  • Associazione: “Occorre partire da qualcosa di simile, o di contrario o di strettamente connesso
  • Ordine: “I movimenti della reminiscenza seguono lo stesso ordine originario degli avvenimenti; le cose più facili da ricordare sono quelle che hanno un ordine come le preposizioni di matematica
Nel XII secolo il filosofo inglese John Locke paragonava la mente ad un foglio bianco con una superficie impressionabile adatta a registrare le nostre esperienze: associare idee relativamente semplici produrrebbe, su questa superfice, concetti estremamente complessi che risulterebbero essere la base del processo di memorizzazione. Il ricordo di una mela, asseriva Locke, contempla l’associazione delle sue più semplici peculiarità: rotondità, consistenza, colore.

La storia della memoria è ricca di studiosi alla continua ricerca di spiegazioni e teorie che conducano a conclusioni accettabili sul comportamento di questo magnifico dono: tutti concordano nell’affermare che non può esistere memoria senza comprensione e personalmente aggiungo interesse attorno a ciò che intendiamo archiviare nella nostra mente.

Un saluto da Bolotana!