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Versione completa: La fabbrica dei mostri
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Il caso del maratoneta Schwazer, reo di aver utilizzato sostanze proibite in prospettiva olimpica, è solamente uno degli ultimi, eclatanti esempi, di quanto accade all’interno del patinato mondo dello sport. Il povero ragazzo altri non è che l’ennesima vittima di una tagliola il cui funzionamento è volto alla spremitura di questi sventurati giovani. Un congegno diabolico che con disarmante solerzia ammanta di luce gli atleti ed altrettanto speditamente li scaraventa sulle punte dei forconi se qualcosa dovesse andare storto. Il giovinetto non doveva assolutamente consegnare agli indugi del mondo la triste vicenda (ingenua fanciullezza a vagare per oscure selve), vi è gente ben peggiore, semplicemente è un caso di doping, niente altro, ma le coscienze dei giusti ambiscono, ciclicamente, ad estirpare la propria nequizia strofinando le candide appendici con la pelle degli ignudi.

Le conferenze stampa dei laticlavi appartenenti alla federazione, ad ogni piè sospinto colti da reiterati sussulti di biasimo, rappresentano la quintessenza della melassa retorica spalmata generosamente sull’orbe terraqueo: un signore di cui non faccio il nome (certi personaggi, solamente a citarli, acuiscono smodatamente la mia già precaria gastrite erosiva) ha dichiarato di provare pietà per lo sciagurato, definendolo, cinque minuti dopo, infame. Una fra le tante dichiarazioni bislacche dei padri protettori, le anime candide che guidano la federazione, oliando con arte sapiente un procedimento volto ad impinguare le rotondità del benessere con cui i colletti bianchi e la maledetta razza di papponi disinvoltamente ammanicati palesa la conquistata agiatezza.

L’improntitudine di costoro ha dell’incredibile, vivono sulle spalle di questi ragazzi perfettamente consci che talune pratiche sono consuete, diversamente come si fa a mungere cioccolato dalle mucche? Fintanto che le prestazioni catalizzano sponsor, quindi soldi a vagonate, tutto rimane ancorato a quel mondo di scorza candita e stelle filanti. Si noti: essendo lo iellato, come del resto molti altri, solamente uno dei tanti satelliti che si illuminano ad intermittenza e per breve periodo, viene scaricato senza alcun moto compassionevole dopo averlo spremuto che di più ti spacchi una rotula.

In altri ambienti le cose declinano diversamente, seppure i reati commessi sono di gran lunga peggiori: per difendere l’allenatore di una grande società (gli interessi in ballo sono talmente tanti da giustificare la molletta al naso) si cimentano nell’agone presidenti indignati, avvocati di grido e tutta una serie di personaggi che indossano i panni di Caifa, perennemente avvinti da feroci sconquassi nelle mutande. Il povero Schwazer ha cagionato solamente del male a se stesso, ciò nonostante gli è penetrata nel costato la lancia di Longino, altri miserevoli individui perpetratori di rovine ben peggiori vengono invece strenuamente difesi dall’apparato preposto a fare in modo che il giro d’affari correlato non abbia ad essere scalfito.

La fabbrica dei mostri non conosce crisi ed è sempre pronta ad offrire, dal proprio assortimento, materiale umano che consenta ai timorati di Dio il lancio della prima pietra.