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Versione completa: Vivere nel paesello: la condizione ideale.
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Continuando il lieto disquisire inerente la mentalità imperante nei piccoli centri come il nostro, è molto importante capire alcuni fattori che vanno a determinare la qualità dell’esistenza nei minuscoli addensamenti urbani. In primis è bene essere consci di cosa pretendiamo dalla comunità che culla il nostro quotidiano e, in modo particolare, come intendiamo vivere il contatto con gli affini.

Per meglio deglutire la sostanza dell’esposizione è d’uopo la seguente premessa: una comunità che comunque si pasce in uno status di benessere e abbondanza, riesce, seppur per vie tortuose, a contenere gli appartenenti in un contesto conviviale parzialmente godibile (l’intemperanza dell’essere umano è sempre latente e pronta a mostrare i risvolti peggiori). Vigore economico significa altresì tenere a corte i giovani virgulti con tutte le ricadute positive che solo la massiccia presenza di chi è in credito con l’anagrafe può garantire. Sono in tal modo custoditi gli scambi culturali (molti di loro studiano fuori, viaggiano, hanno continui e frequenti contatti col mondo esterno), il flusso benefico delle informazioni e degli adattamenti nella società esterna divengono così patrimonio comune in virtù del fatto che gli autoctoni dimorano nel paese natale.

In un presupposto sociale ed economico come quello riferito è assai più facile incalzare e demolire, seppure con grande sforzo, i fortilizi ideologici basati su dogmi che affondano la propria sostanza su approcci di convivenza ormai largamente superati e detestabili. Infatti questi individui che si ostinano a dettare le cadenze esistenziali della comunità in modo che il progredire, l’autodeterminazione ed il libero pensiero vengano confinati nel limbo, divengono a loro volta delle icone falliche aventi ruoli assolutamente marginali. E’ cognito al mondo che dei requisiti economici privi di sussulti pongono l’individuo al riparo dagli avvilenti compromessi ai quali si è costretti con personaggi di tal fatta.

All’interno di una realtà come quella menzionata appare chiaro che lo scorrere dell’esistenza, anche in paeselli come il nostro, diviene un transitare gaio.
Il progredire della mentalità degli individui è assolutamente e pienamente correlato alla condizione economica risultante ed alla capacità di poter gravitare su se stessi! Se la necessità preponderante è legata alla sopravivenza (in una società civile questo non dovrebbe mai accadere) è inevitabile l’impoverimento culturale ed il proliferare di arrampicatori sociali e mezze tacche che tendono a riqualificare la propria inettitudine nel lavacro dell’altrui malessere!
Un caro saluto dalla terra dei nuraghi.