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Natale nel paesello
#1
Quando giunge il periodo di Natale nel piccolo borgo si respira una magica atmosfera che soave aleggia in ogni viuzza. L’intensa spiritualità che caratterizza questa magnifica terra proietta una vibrazione che amabilmente insinua negli antichi vicoli, penetrando giocosa nel focolare che del Santo evento da secoli è amorevole custode. Ogni dimora, al proprio interno, della nascita rinnova i fasti nella sacra rappresentazione, testimone della fede al Bambino che nella città di Davide il tenero vagito grande calore diede a chi nella grotta in deferenza giunse. Quanto vivo è ancor oggi quel gemito che animo conforta di chi pena cuor gl’ingombra e bello è il presepe che della povera gente il focolare fa gentile. In ogni casa ove il muschio la grotta accoglie, dimora un Angelo che su essa veglia affinché giaciglio sia del Salvatore. Così le sere ad osservare i comignoli che al cielo innalzano il grigio fumo, par d’udire della gente il favellare lieto che al crepitar del fuoco i trascorsi andati magicamente culla. Il soffiar del vento sul paesello reca del bosco i suoni e filastrocca all’orecchio giunge, d’angeli divino cantico che al mondo annuncia il lieto evento. Par di scorgere nel cielo bardato di stelle, quella scia luminosa che dei Magi il cammino fece splendente e ancor oggi i cuori ammansisce affinché ognuno in seno cullar possa dell’evento il lieto annuncio.
Piccolo, amato borgo, che del Natale ogni anno ai tuoi figli rinnovi il goder novello!
A tutto il mondo tantissimi auguri. Buon Natale!
#2
Con vero piacere leggo questo fiabbesco esprimere dell'Autore.
In tempi come questi quando si passeggia in mezzo a quelle vie descritte o simili in altri paeselli con quelle luci mi ristorano il cuore.
Anche se ciò è vero durante il Natale in particolare mi piacerebbe che tale descrizione fosse anche per tutti i giorni dell'anno.
Grazie Mariano per aver dato parola alle mie emozioni e pensieri.
Ciao continua cosiì
#3
Ciao Enea, Smile
complimento più bello non potevi donarmi, affermando che, col fiabesco scrivere, ho dato corpo ai tuoi pensieri ed alle tue emozioni. E’ il sogno di ogni scrittore poter interpretare e tradurre in verbo il cogitare della gente, pertanto, un apprezzamento del genere, per quel desso, che scrittore non è, ancor più è gradito.
Ritengo che i valligiani come noi, ad abitare ancora nell’antico borgo, siano indubitabilmente fortunati. Le magiche sensazioni che si percepiscono per le strette viuzze sono davvero indescrivibili, ciondolar di piè sul selciato annoso a udire lieto il vociare di molti che sull’androne intenti d’umanità fan moina. Ancora miri, più in là sedute, delle matrone il contegnoso agire, ad adescare, con l’agili dita, di conoscenza l’antica verve. Lontano s’ode il mormorar del tuono e sulla montagna altera lo scrutar ricade ad osservare dell’acqua l’imminente arrivo!
Anche se non siamo in periodo d’Avvento, è sufficiente addentrarsi nelle viuzze del paesello per scorgere un mondo ai più occulto e godere appieno di questo meraviglioso posto. Ciò che rende mistico il borgo è l’incontro con gli antenati che da sempre vi dimorano, semplicemente bisogna avere predisposizione e sensibilità per accogliere dentro di sé queste splendide percezioni.
Cosa vi è di più bello, caro Enea, di che levare all’alba udendo degli uccelli il maestoso cantico? Che magnifico, splendido, mistico posto, ed io vi dimoro. Me incantato!
Delle volte mi chiedo se amo di più scrivere software o meditazioni umanistiche, la risposta è che entrambe le cose, dentro di me, non potrebbero esistere l’una in assenza dell’altra. E ciò non mi tange affatto!
A presto Enea, son qua se vuoi. un caro saluto dalla terra dei nuraghi! Tongue

#4
Cosa potrtò mai aspettarmi da uno come te che scrive con tale maestria se non quello di vedere realizzarsi un libro colmo di poetiche espressioni.
Speranzoso che un giorno ciò averrà ti saluto pensandoti felice in questi prossimi giorni vicino a quel focolare che è la tua famiglia.
A presto
#5
Ciao Enea,
grazie, davvero troppo buono. Diciamo semplicemente che non trovo tortuoso descrivere il sentimento e le percezioni che talvolta si accompagnano alla gente. Da questo allo scrivere un libro vi è una sostanziale differenza. Per far ciò dovrei dimorare nella montagna del paesello per lungo tempo, chiaramente in solitudine, a udire i suoni del bosco e contemplare la magnifica distesa che maestosa appare quando arrivi lassù in cima.
“Se avessi del tempo, con passo certo, quella selva, sicuro, mi vedrebbe viandante, nella radura ove talvolta, del lupo, s’ode il richiamo. La notte quando alta è la luna ed il vento, degli alberi, forte scuote le cime, par di cavalli scalpitio possente il tremar della terra laggiù nella valle. Lontano scorgo di fanciulle una danza, sinuose ninfe dai lunghi capelli che in una tela di luci si muovono in cerchio, musica dolce cuor gli comanda in un mistico gioco di vento e di foglie. D’incanto è il danzare di quelle creature che per mano ognuna si tiene ed a ognuna dal bosco, docile fiera, di lato si accosta, come fosse tutt’uno quel magico cerchio. Così narra il vecchio cantore che del bosco da sempre è custode e nella valle regna sovrano. L’alba ha visto di chi in pietra ha fatto le torri, tonde ed alte, a sfidare del tempo l’andare, alteri guardiani della terra cinta dal mare”.
Sarebbe un’idea porre in un libro i racconti del vecchio cantore che, ogni tanto, vado a trovare, lassù in cima, nella radura ove talvolta, del lupo, s’ode il richiamo!
Un caro saluto dalla terra dei nuraghi! Tongue Tongue Tongue
#6
Insisto nel mio dire che potresti veramente dedicare un pò di quel tempo che cosi impegnato ti trova a fare cose molto scientifiche.
Permettimi anche di dipingerti come uomo che sa il fatto suo ma che non può certo limitarsi a quella scienza che è l'Informatica con la i maiuscola.
Spingiti oltre la siepe di numeri e portati anche verso quell'incanto che è il descrivere le cose e le persone che cigirano intorno questa società nuragica.
Forse abbiamo più bisogno di poeti che di matematici?
Chiedo come uno che vuol scoprire cosa può far più bene agli altri e quindi a noi.
Chiedo come un cerbiatto che cerca dell'acqua e non sa se la troverà nella scienza o nella poesia o in qualcosa d'altro.
Caro mio mi sembra di cercar lumi o devo pregare per conoscere la mia via?
Un abbraccio


#7
Ciao mio buon Enea,
talvolta mi garberebbe che la giornata originasse da 48 ore ed il sottoscritto avesse il dono dell’ubiquità. Attingendo a ciò farei in modo che in due ambulassero sull’orbe terracqueo, così al secondo affiderei le incombenze che tu, con sagacia e poetica verve, debbo convenire, hai magistralmente descritto.

Non mi limito comunque solo ed esclusivamente al freddo ed arido calcolo, tu ben sai che ho curato la componente poetica che alberga in me, prestando particolare attenzione affinché entrambi gli emisferi del cervello avessero nutrimento in egual misura. Sostanzialmente è una fortuna poter contare su entrambe le entità al pieno delle proprie capacità espressive senza che queste entrino in conflitto, pertanto posso dedicarmi alla scienza ed ai vagheggi umanistici senza per questo transitare nella via dolorosa. Credo di aver già scrutato oltre la siepe mio buon Enea!

In merito ai matematici ed i poeti, tutto sommato ritengo che, in modo particolare il nostro popolo, abbia bisogno di entrambe queste figure. Non si può concepire il ciondolare per il mondo senza che facciano capolino nella nostra esistenza capolavori di natura matematica e letteraria. Forse che avrebbe senso vivere senza i manuali del Giusti e l’Odissea? Che tragedia sarebbe, se la mattina, entrando nel mio studio, non dessi il la alla mia giornata con una sfogliatina veloce degli splendori citati!
Per quanto inerente i tuoi quesiti, caro Enea, scienza e poesia possono darti tante risposte, ma penso che, in larga misura, è dentro di noi che dobbiamo scavare e tentare di trovare il filo che ci tiene ancorati in questa dimensione. Il nostro interiore è un pregiato e stupendo sudario sconosciuto a noi in primis, ecco perché, tante volte, giustamente, ci poniamo determinati interrogativi. Conoscere interiormente se stessi implica saper dialogare con gli altri esseri umani. I lumi sono dentro di noi, quanto più riusciamo ad individuarne, tanto più siamo in grado di illuminare gli affini!

Onorato e compiaciuto di confrontarmi con una persona della tua sensibilità ed intelligenza.

Un caro saluto dalla nostra bellissima, meravigliosa, amatissima terra!



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