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Memoria: tipi e apprendimento
#1
La capacità a riprodurre pagine di libri, scene, figure, allo stesso modo di una fotografia, quindi con la medesima precisione, è tecnicamente definita memoria fotografica. Lo psicologo Erich Rudolf Ferdinand Jaensch propose, per questa straordinaria peculiarità, il termine scientifico memoria eidetica, dal greco eidolon che significa immagine. Tale caratteristica, sostanzialmente prerogativa dell’infanzia, scompare intorno agli undici anni, in concomitanza allo sviluppo delle capacità logiche che affievoliscono la tendenza a rappresentare figurativamente ciò che si acquisisce. Le ricerche condotte da Gordon Allport conducono ad una tesi molto particolare: l’immagine non è fissa nella nostra mente, viene modellata in base a ciò che più si ama o si predilige, modificando sovente gli aspetti dell’immagine medesima.

L’immagine in oggetto non è da considerarsi attiva, si declina come una riproduzione della realtà e potrebbe risultare estremamente utile se impiegata nelle discipline che necessitano di una memoria di tipo spaziale, come ad esempio architettura e chirurgia.

Il processo di memorizzazione
In tanti coltivano l'illusione che imparare a memoria significa apprendere: niente è più sbagliato, la ritenzione mnemonica deve sempre accompagnarsi ad un profondo lavoro di natura mentale, penetrazione a larghissimo spettro e assimilazione dei concetti in modo estremamente chiaro. L’apprendimento significa appropriazione delle informazioni e questo sofisticato processo esprime l’atto mentale col quale un individuo pone l'intelletto a completa disposizione delle informazioni che intende acquisire, adeguando la propria struttura mentale alla nozione analizzata. La sintesi di ritenzione mnemonica ha senso d’essere solamente quando si è compresa la sostanza di un argomento e subentra la necessità di archiviare un elevato numero di nozioni che andranno a formare una fedele riproduzione dei dati acquisiti. Per poter educare la mente a processare le informazioni così come indicato il soggetto dovrà sottoporsi a degli esercizi reiterati ed incrementare nel tempo il coefficiente di problematicità.

Il primo ad interessarsi su come sviluppare un buon processo di apprendimento fu Hermann Ebbinghaus, egli selezionò una serie di sillabe senza alcun significato per compiere ripetuti esercizi di acquisizione dei quali valutò i risultati in base alla sintesi di memorizzazione, cercando di calcolare il risparmio di tempo che ogni atto di apprendimento determinava in quello successivo. Lo studioso pose in relazione il numero delle prove di apprendimento relativa al giorno iniziale col numero di nozioni rammentate il giorno successivo, giungendo alla conclusione che la quantità di informazioni acquisite dipende dal tempo dedicato all’apprendimento delle medesime. Ebbinghaus riuscì a dimostrare che le tracce mnemoniche si consolidano nel tempo, quindi, tra un processo di acquisizione e l’altro è buona regola interporre un determinato intervallo di tempo: quanto più è dilatato suddetto intervallo tanto più verrà risparmiato del tempo nei successivi processi di apprendimento.

[Immagine: Schema3.jpg]

La regola sopra enunciata è valida esclusivamente se il processo di consolidamento non viene esposto ad eventuali interferenze: l’oblio, come ho spiegato nel precedente articolo in merito ai modelli schematici. La strategia descritta può essere utilizzata da uno studente che deve sottoporre un esame: distribuirà il proprio lavoro nel tempo, linearmente, non dovrà accumulare sforzi mnemonici a ridosso della fatidica data. In tal modo potrà più volte verificare quanto acquisito, rivedere i punti maggiormente ostici, approfittando del fatto che, ogni ripetizione, contribuirà a comporre delle tracce che consolideranno le nozioni apprese.

Sulle tecniche di acquisizione condussero altri studi Luh e Krueger, inoltrandosi nel difficile campo del cosiddetto Super-apprendimento: se dopo aver archiviato un determinato quantitativo di informazioni un soggetto continua nella reiterazioni degli esercizi correlati, subentra un’acquisizione supplementare dalle ricadute piuttosto interessanti. Krueger fece un esperimento su tre gruppi di persone e distribuì il lavoro come segue:
  • Primo gruppo: esente da prove di apprendimento supplementare
  • Secondo gruppo: assegnata la metà delle prove aggiuntive
  • Terzo gruppo: ripetizione completa del numero di prove a titolo supplementare
Il risultato dell’esperimento fu il seguente:

Percentuale di risparmio 1° giorno: gruppo 1 = 21,7 gruppo 2 = 36,2 gruppo 3 = 47,1
Percentuale di risparmio dopo 2 giorni: gruppo 1 = 1,5 gruppo 2 = 20,5 gruppo 3 = 25,1

In base ai dati evidenziati ci si rende conto che il Super-apprendimento rivelò tutta al sua efficacia in relazione al potenziamento delle condizioni generali della memorizzazione: risulterà tanto più stabile quanto è più estesa la sfera degli esercizi di acquisizione.

La considerazione finale in merito alle prove effettuate da Krueger recita quindi che se si intende rammentare con estrema sicurezza una serie di nozioni e contenuti, non ci dovrà appagare con un apprendimento appena sufficiente, bensì continuare a studiare su quanto assimilato. La nostra mente ha una funzione chiaramente dinamica e può accadere che le informazioni acquisite possano cancellare quelle in precedenza archiviate, pertanto reiterazione e riflessione su quanto recepito è il sistema migliore per ovviare a tale inconveniente.

Un saluto da Bolotana


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