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Il rock tra magia e simbolismo!
#1
Il raduno rock organizzato nel paesello con la partecipazione di band orientate alla ricerca di sonorità definite trash metal, ha visto la calda partecipazione di tanti giovanissimi appassionati in un contesto coreografico alquanto singolare.

Ad un attento osservatore, peraltro assai distante dalle estemporaneità “artistiche” del filone sonoro de quo, difficilmente sfuggono alcuni particolari che potrebbero apparire, ad un fugace approccio, quasi reconditi, ma che inducono invero a profonda riflessione.

Non essendo emotivamente coinvolti ed osservando il saturnale nell’ottica di un ragionato distacco, in queste esibizioni si colgono delle forti analogie con particolari riti tribali che si consumano in svariate zone del pianeta. Gli ingredienti per proporre questa affascinante teoria sussistono nella loro interezza, seppure il fenomeno deve comunque essere sviscerato in un differente insieme di elementi ed in modo particolare totalmente scevri dalla “sindrome da accerchiamento” che puntualmente agita le anime belle di chi intravede, in tutto ciò che differisce dalla lattuga del proprio orticello, streghe ed orchi da bruciare sul rogo!

Sul palco, magistralmente allestito e che possiamo considerare come il “centro del raduno”, è stata srotolata una gigantesca tela avente figura di demone, alla sembianza inquieto, attingendo, presumo, dall’iconografia che tanta fortuna diede a gruppi tipo Iron Maiden, Metallica e via citando. Una raffigurazione con forti accenti sulla personificazione del male e, ritengo, della morte medesima, pertanto lato dolente ed oscuro dell’esistenza stessa ed in conseguenza da esorcizzare, magari attraverso la musica. Altro componente preponderante è rappresentato da chi in quel palco si è esibito: possiamo affermare che suddetti individui ritraggono la figura degli shaman, mentre i partecipanti rappresentano parte della tribù accorsa al rito. Infine, il quarto ed ultimo elemento, non per questo meno importante, è da individuare nei potenti fasci di luce che avvolgono spettatori e palco, in rappresentanza dei sacri fuochi accesi affinché demoni e spiriti del male siano ricacciati nelle tenebre.

Un raduno tribale quindi, in cui la danza frenetica degli shaman, evoca gli spiriti del bene affinché la comunità intera abbia a beneficiarne. Il ritmico rullare dei tamburi in un crescendo quasi ossessivo detta le cadenze del magico ondeggiare che avvolge, nella propria agitazione, gli stregoni ed il loro popolo, in un girotondo spirituale che sfocia in estasi e trascendenza.

Osservando le colline intorno al paese che durante le ore notturne assumono i rasserenanti contorni degli antichi guardiani, sotto una luna che dall’alto rischiara la valle, pare di vedere, sopra quel palco, gli antichi custodi delle torri di pietra. In una mistione tra sacro e profano il rito ancestrale ancora una volta giunge al suo apice: il popolo invoca i propri shaman che, in contatto diretto con gli spiriti della terra, dell’aria e del fuoco, in una liturgia vibrante che intensa avvolge i partecipanti, diverranno il punto di congiunzione tra cielo e terra.

Magnifiche sensazioni di due splendide notti in un meraviglioso posto che ha visto, ancora una volta, l’incontro tra i suoni atavici della valle e le vibranti sonorità di menestrelli accorsi da lontano, in un magico rito che pone l’uomo al centro dell’universo.

Talvolta è saggio indulgere a delle riflessioni che debbono successivamente contrapporsi ed arginare l’infausta spocchia con la quale, sovente, consegniamo le iniziative della gioventù al tritacarne della nostra stucchevole ignoranza.


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